Poke House: la ricetta di un rapido successo mondiale

Quali sono gli “ingredienti segreti” che, in soli tre anni, portano una nuova realtà imprenditoriale del mondo del food a sbancare record su record?

In questo articolo andremo a conoscere Poke House, l’azienda italiana di stampo hawaiiano, che da ottobre 2018 ad oggi ha aperto oltre 80 punti vendita nel mondo, diventando leader europeo nel settore del Poke.

Ma andiamo per gradi…

Primo ingrediente di Poke House: un pasto di qualità

Il Poke (in lingua originale si pronuncia “Pokai”, nonostante nessuno in Italia si preoccupi di non italianizzare la pronuncia) è un prodotto di origine hawaiiana, che negli ultimi anni ha lanciato una vera e propria moda, facendo parlare tutti di Poke mania.

Di fatto questa ricetta viene consumata all’interno di una ciotola (la “bowl”) e rappresenta una vera e propria alternativa al sushi, essendo un piatto stella nell’offerta di molti ristoranti orientali e non.

L’idea portante della Poke bowl è chiara: garantire al cliente un piatto semplice, ma equilibrato. Si compone infatti di una parte di carboidrati e amidi e da un’altra di proteine.

Gli amidi arrivano dal riso (generalmente della varietà “Jasmine” cotto alla maniera giapponese), mentre la parte proteica deriva dall’utilizzo di pesce freschissimo, principalmente servito crudo, anche se in alcuni casi viene cotto.

Ecco perché Vittoria Zanetti (co-founder di Poke House insieme a Matteo Pichi, ma di loro parleremo nel dettaglio tra pochissimo…) ci tiene a fare una precisazione.

Nonostante dall’esterno il Poke possa sembrare un comune monoprodotto, in realtà non è così. Il poke racchiude tutti i tipi di alimenti che una persona possa mangiare nell’arco di una giornata. Dalla proteina, al carboidrato, alla verdura, alle salse. Quando un cliente mangia un poke può comporlo come vuole. Potremmo quindi definirlo come un pasto sano e completo.

Ecco che proprio sotto questo aspetto troviamo uno dei primi segreti del successo di Poke House. Da un’indagine Nielsen su alimentazione e salute (Global Health and Ingredient Sentiment), che ha coinvolto 30 mila individui di 61 Paesi nel mondo (tra cui l’Italia):

  • il 67% della popolazione si preoccupa degli additivi contenuti nei cibi;
  • il 55% ricerca prodotti totalmente naturali;
  • e oltre il 70% afferma di voler conoscere l’esatta composizione del cibo, preferendo aziende trasparenti sulle informazioni riguardanti gli ingredienti e i processi di lavorazione utilizzati.

Ecco come Poke House – nonostante sia una catena di negozi – risulta avere quella marcia in più rispetto alla concorrenza: i punti vendita vengono quotidianamente riforniti con prodotti freschi e di qualità. Il pesce viene tagliato a cubetti (Poke in hawaiiano significa proprio “tagliato a cubetti”) direttamente davanti al cliente prima di essere servito.

Questo dimostra grande trasparenza. E a beneficiarne è stata sicuramente la fiducia che i consumatori hanno mostrato verso questa realtà così particolare e innovativa.

Secondo ingrediente di Poke House: Passione e voglia di mettersi in gioco

Come hanno fatto due ragazzi sotto i 35 anni a creare una catena di locali capace di generare un successo di tali proporzioni?

Conosciamo velocemente i protagonisti di questa storia…

Fino a qualche anno fa, Matteo Pichi viveva a Londra. La sua carriera era ben indirizzata nel mondo della finanza. Però qualcosa dentro di lui non lo soddisfava. Ecco perché una mattina decise di presentarsi dal direttore della sua banca e dare le dimissioni, giustificandole con un sacrosanto “Ho capito che voglio altro della mia vita”.

Negli anni successivi ha lavorato per un po’ di tempo come amministratore delegato di Glovo. Per la prima volta arriva ad approcciare in modo diretto il mondo del food: ogni giorno ha la possibilità di conoscere decine di nuovi ristoratori desiderosi di creare attività per il food delivery.

Ecco come nella sua testa inizia ad impiantarsi per la prima volta l’idea che dietro il delivery esista una ghiotta opportunità da aggredire.

È proprio grazie a questa esperienza che Matteo inizia a intravedere i veri desideri e le reali esigenze degli imprenditori e dei clienti del settore del food.

Finché arriva il momento della svolta: l’incontro con l’attuale co-founder di Poke House, Vittoria Zanetti, con la quale negli ultimi anni (parola di Matteo) sta “condividendo vita, morte e miracoli”.

Dopo un’esperienza vissuta a Miami e in California, Vittoria viveva col sogno di aprire un punto vendita di Poke in Italia, per portare lo spirito californiano nel nostro Paese.

Proprio da qui, parte l’esperienza Poke House.

Inizialmente i due aprono un piccolo “giardino segreto” dal quale era possibile effettuare ordini online. Con la rapida e crescente domanda da parte dei clienti di visitare il locale, Matteo e Vittoria aprono, nel giro di un anno e mezzo, 12 nuovi locali nel territorio milanese.

Nell’arco del 2021, invece, Poke House ha registrato un fatturato superiore ai 40 milioni di euro, con un team di oltre 400 persone e oltre 80 aperture totali tra Italia, Portogallo, Spagna, Francia e Regno Unito.

Non malissimo in soli tre anni e mezzo dalla prima apertura…ma delle ambizioni future di questi due imprenditori straordinari parleremo verso la fine di questo articolo.

Terzo ingrediente di Poke House: comunicazione e strategia di marketing

Poke house non è un ristorante nel senso più tradizionale del termine. Bisogna piuttosto vederla come una vera e propria azienda food che ha puntato sullo sviluppo del format fast casual di qualità.

Al momento dell’apertura di questa straordinaria start up, i due fondatori erano già circondati da diverse realtà con la stessa offerta culinaria. Ma allora…

Cosa ha reso Poke House tanto speciale rispetto alla concorrenza?

Sicuramente, come detto sopra, la qualità del prodotto, che ha permesso di differenziarsi rispetto ai competitor.

Un secondo aspetto riguarda invece il modello di business implementato: per i due imprenditori era ben chiaro fin dai primi momenti, come possiamo evincere dalle parole della stessa Vittoria Zanetti.

Se la maggior parte dei brand della ristorazione italiana ha scoperto il valore del food delivery e del digital marketing durante l’emergenza, noi di Poke House – nati come start up nel 2018 – abbiamo adottato entrambi dal primo giorno. Fin dall’inizio abbiamo investito in diverse soluzioni digitali, integrandole in piena sinergia con i servizi locali.

Al di là del food delivery, abbiamo sviluppato soluzioni che permettono una maggiore scelta su come e dove gustare le Poke Bowl, agevolando il cliente attraverso un percorso digitale che riduce i tempi di attesa e che si pone perfettamente in linea con tutte le disposizioni in materia di igiene e sicurezza.”

Ecco chiara la visione dei due co-fondatori…

Unire le due anime del retail fisico e del delivery, abbinandoli in una soluzione ibrida perfetta. Il tutto combinato ad una strategia di marketing e comunicazione che rispecchiasse alla perfezione lo spirito easy mood californiano.

Nonostante il cibo sia hawaiiano, infatti, entrare in un locale Poke House regala un’esperienza in cui si respira e si percepisce il mood californiano. Dal rosa sulle pareti, ai materiali naturali, fino alle immagini e alle foto della California appese sui muri, entrando in uno di questi negozi ci si sente tutti un po’ travolti dal desiderio di prendere una tavola sottobraccio e andare a surfare sotto il sole cocente.

Anche dando una rapida occhiata alle loro pagine social, l’antifona non cambia. Approdando sul feed Instagram di Poke House, ciò che colpisce subito è l’utilizzo di colori golden hour: tramonti, luci, emoji evocative e copy trasognanti.

Dall’altra parte invece, giovani ragazzi in skate, su tavole da surf o con cappellini snap-back…e in mano una Poke. Senza tralasciare un tone of voice giovane e sognante, col chiaro intento di proiettarci in un mondo di sensazioni e vibrazioni estive e poetiche.

Quarto ingrediente di Poke House: Internazionalizzazione

Se per aprire un nuovo locale all’estero bastasse trovare i giusti finanziamenti e investire mezzo milione per lanciarsi in un’attività dal sicuro avvenire, chiunque oggi potrebbe vivere di rendita e nel lusso sfrenato. Ma le cose, purtroppo, non stanno proprio così…

Il focus infatti deve sempre essere sul cliente. E il target che colpisci in Italia ha esigenze completamente diverse da quelle che mostrano abitanti di qualunque altro Paese europeo o internazionale.

Quindi come hanno fatto due ragazzi a espandersi così velocemente su tutto il territorio europeo?

Tutto parte – secondo Matteo Pichi – dalla risposta ad una serie di domande precise.

“C’è qualche motivo per cui dovrebbe funzionare?”

“C’è un vantaggio competitivo che io ho in più in un Paese piuttosto che in un altro?”

“Perché mai un cliente dovrebbe ordinare da Poke House?”

Per rispondere a queste domande i due soci fondatori si affidano per ogni Paese ad un diverso Country Manager, che secondo Matteo Pichi deve possedere alcune doti fondamentali.

Il Country manager deve essere una sorta di direttore d’orchestra e deve avere una forte capacità di comprendere il territorio. In più deve avere la capacità di capire quali siano le persone più adatte a lavorare per Poke House sposando i suoi principi e i suoi valori.

Poi facciamo delle analisi studiando le zone: sappiamo dove è il nostro target, sappiamo se dobbiamo andare in zone in cui c’è più presenza di uffici o in zone dove magari il food delivery è più forte.

Anche se poi nella realtà dei fatti tu scegli un locale, trovi le persone, porti tutte le ricette e fai un mese di test coi fornitori. Quest’ultima è la parte più importante per noi, perché il Poke è un prodotto che tu assembli, questo vuol dire che la materia prima è tutto. Se hai il prodotto giusto non dico che sia difficile sbagliare, ma poco ci manca.

In più il Poke è un prodotto internazionale, quindi non devi neanche andare troppo a cercare i gusti locali, perché comunque a livello di gusto piace: dai Paesi nordici, al Regno Unito, fino ai Paesi del sud Europa.

Ecco le basi su cui Poke House sta gettando il suo successo presente e futuro.

Ma quali sono le prossime tappe da affrontare?

La visione, nonostante gli straordinari risultati già riscossi, è più che ambiziosa.

L’obiettivo è quello di sbarcare negli Stati Uniti. Per farlo, Poke House è diventato il primo azionista di Sweetfin (catena di ristoranti nata nel 2017 in California, a Santa Monica), azienda che ha portato il Poke hawaiiano negli States.

Per il prossimo futuro sono previste 80 nuove inaugurazioni, per portare il numero di store di Poke House presenti in tutto il mondo a crescere fino a 170 locali totali, con un fatturato che dovrebbe aggirarsi intorno ai 100 milioni annui.

Siamo convinti che questi due ragazzi così determinati, sapranno ancora come stupirci.

Conclusioni

Siamo giunti alla conclusione di questo articolo…

Spero ti sia stato utile per scoprire una chicca imprenditoriale del Bel Paese che ha fatto dell’utilizzo del digital l’arma vincente per confermarsi come migliore realtà europea nel suo settore.

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