Facebook, lo scandalo Cambridge Analytica spiegato in modo semplice

Avrai sentito sicuramente parlare almeno una volta dello scandalo di Facebook e Cambridge Analytica che all’inizio del 2018 ha sconvolto il mondo politico e non solo, mettendo in discussione la gestione dei dati di miliardi di persone da parte di Facebook.

Questo scandalo ha avuto delle ripercussioni enormi e ne ha ancora oggi sulla consapevolezza che le persone hanno di come vengono raccolti e gestiti i propri dati dai colossi del web come Facebook, Google e Amazon.

Il punto è che nonostante si sia parlato molto di questa scandalo che ha visto coinvolti Facebook e Cambridge Analytica, in molti non hanno ben chiaro cosa sia successo.

Ed è normale effettivamente, stiamo parlando di qualcosa di estremamente ampio e strutturato.

Proprio per questo mi sono ripromesso di scrivere questo articolo, con l’obiettivo di semplificare lo scandalo di Cambridge Analytica e renderlo comprensibile a tutti.

Alla fine, saprai dirmi se ci sono riuscito.

Ma basta con i giri di parole, iniziamo!

Cos’è Cambridge Analytica

Cambridge Analytica, il maggior protagonista dello scandalo in questione insieme a Facebook, è una grande azienda britannica di consulenza e di web marketing.

Aspetto particolare della società è la metodologia applicata in ogni cosa che fa, estremamente orientata all’analisi e all’interpretazione dei big data.

E questo ci porta a definire cosa fa precisamente Cambridge, l’azienda è infatti specializzata nel raccogliere un grandissima quantità di dati da vari fonti del web, tra cui anche e soprattutto i social network.

Una volta raccolti questi dati, li analizza tramite degli algoritmi molto avanzati per delineare dei profili di ogni utente, che ne costituiscono di fatto dei modelli comportamentali e di interessi.

Il Microtargeting comportamentale

Questo modo di operare viene definito dalla stessa azienda “Microtargeting comportamentale“, ovvero una metodologia di raccolta e analisi di una grande quantità di dati aggregati, che permette di elaborare profili dei singoli utenti e di conseguenza mostrargli dei contenuti estremamente personalizzati.

Tutto questo è finalizzato alla creazione di profili talmente precisi che sono capaci di fare non soltanto leva su interessi e comportamenti delle persone come fanno gli altri sistemi di marketing, ma addirittura sulle emozioni.

Questa è una leva potentissima, capace, tramite contenuto personalizzati ed estremamente mirati sui social network, di far cambiare l’opinione delle persone facendo leva su precisi aspetti emotivi.

Questo è esattamente quello che è successo durante lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica.

Cosa ci fa Cambridge Analytica con tutti questi dati?

Questo è il punto focale di tutta la vicenda.

Questo sistema estremamente avanzato è il punto di forza di Cambridge Analytica, che lo vende come servizio a grandissimi brand e non solo…

Infatti, arrivando al nocciolo della faccenda, Cambridge Analytica è stata assoldata anche per la campagna elettorale alla presidenziali del 2016 da Donald Trump e durante la campagna per la Brexit in Gran Bretagna.

Questo è poi il centro focale dello scandalo di Cambridge Analtyca, che è esploso visto il coinvolgimento di queste super potenze e che ha cambiato il mondo della politica, del web e dei big data.

Il ruolo di Facebook

Arriviamo quindi a Facebook, che cosa c’entra in tutta questa storia, come è stato coinvolto e che colpe ha?

Facebook da anni permette di accedere a diverse applicazioni e siti web esterni utilizzando il proprio profilo Facebook.

In questo modo l’utente non deve creare un nuovo username e password registrandosi all’applicazione, ma può comodamente farlo rimanendo collegato a Facebook e autorizzando il processo.

Facebook passa quindi una serie di dati sul proprio profilo all’applicazione o il sito esterno.

Va detto che questo passaggio avviene in modo estremamente trasparente e ogni volta che ci si collega ad un sito esterno Facebook mostra esattamente quali informazioni del profilo verranno mostrate all’applicazione o sito esterno.

“This is your digital life”

Qui entra in gioco l’applicazione “This is your digital life”, creata nel 2014 da Aleksandr Kogan, un ricercatore dell’Università di Cambridge.

Questa app prometteva agli utenti di creare un profilo psicologico della persona basandosi sulle attività svolte online, collegando appunto il proprio profilo Facebook, che autorizzava l’app ad accedere a dati del profilo come  indirizzo email, età, sesso e altre informazioni contenute nel proprio profilo Facebook.

Tuttavia alcuni anni fa Facebook non si limitava a fornire i dati della sola persona che si collegava ad a un’applicazione esterna.

Infatti in automatico e senza dover richiedere l’autorizzazione agli altri utenti l’applicazione esterna aveva accesso ai dati anche degli amici del profilo collegato tramite Facebook login.

Il tutto senza violare per condizioni d’uso di Facebook, che dichiaratamente permetteva questa tipologia di operazioni. Successivamente ha rimosso questa possibilità che aveva delle evidenti falle.

Fatto sta che il danno era ormai già fatto.

Infatti in poco tempo circa 270 mila persone si sono collegate a “This is you digital life” tramite il proprio profilo Facebook, creando un effetto a catena che ha condiviso i dati di circa 50 milioni di profili Facebook (fonti: “New York Times” e “Guardian”).

L’applicazione di Aleksandr Kogan fu quindi in grado di creare un database dettagliato con tantissimi dati di milioni di utenti.

Il tutto, va precisato, senza violare le condizioni d’uso di Facebook, che in quel periodo appunto consentiva, senza un’apparente logica dietro, una tale libertà nell’accesso di dati da parte di utenti senza esplicita autorizzazione (ovvero tutti gli amici dei profili che invece hanno effettuato l’accesso all’app in modo consapevole).

La condivisione dei dati

Questa è stata la scintilla che ha dato vita di fatto al grandissimo incendio che è stato lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica.

Dopo aver raccolto dati su milioni di persone tramite l’applicazione “This is your digital life”, Aleksandr Kogan ha pensato bene di venderli in massa.

Indovina a chi?

Ovviamente a Cambridge Analytica, che come abbiamo visto prima abitualmente acquista e raccoglie big data aggregati, per poter ottimizzare le proprie operazioni di marketing tramite il proprio algoritmo di analisi.

Il punto focale è che questa operazione è illecita anche agli occhi della condizioni d’uso di Facebook.

Infatti il colosso dei social network vieta chiaramente la vendita dei dati raccolti con il consenso degli utenti ad entità di terze parti, esattamente quello che invece ha fatto l’applicazione “This is your digital life”.

Cambridge Analytica dichiara che al momento dell’acquisto di questi dati non era a conoscenza della loro provenienza illecita, ovvero non sapeva che questi fossero dati estrapolati in questo modo da Facebook e poi rivenduti.

Anche se è difficile ovviamente pensare che un colosso del genere, leader nella raccolta e analisi dei big data, non abbia chiesto della provenienza dei dati di 50 milioni di persone.

Tuttavia è vero che Cambridge Analytica tempo dopo (ma comunque prima che scoppiò lo scandalo) si autodenunciò a Facebook dicendo di essere entrata in possesso, senza saperlo prima, di dati raccolti dai profili Facebook e poi venduti a loro illecitamente.

Nonostante però questa dichiarazione di Cambridge Analytica, Facebook non si è mosso subito per prendere provvedimenti (ad esempio sospendendo i profili Facebook di Cambridge Analytica come previsto nelle condizioni d’uso del social network), ma è stato 2 anni senza dire o fare nulla.

Ha agito solamente e sospettosamente qualche giorno prima dell’uscita della notizia sul Guardian, sospendendo appunto l’account Facebook di Cambridge Analytica.

Tutto lascia pensare che Facebook fosse già a conoscenza di questa falla e abbia cercato finché possibile di insabbiare i fatti.

Trump, la Brexit e lo scandalo di Cambridge Analytica

Arriviamo infine agli altri protagonisti dello scandalo di Facebook e Cambridge Analytica, ovvero Donald Trump, presidente degli Stati Uniti eletto nel 2016, e la Brexit, processo di fine dell’adesione all’Unione Europea da parte del Regno Unito.

Durante le indagini sul presunto ruolo della Russia nell’esito finale delle elezioni presidenziali americane del 2016, nasce il sospetto che Cambridge Analytica abbia in qualche modo facilitato il lavoro della Russia per fare propaganda con Hillary Clinton, quindi a favore di Donald Trump.

 Durante le elezioni in effetti lo staff di Donald Trump affidò a Cambridge Analytica la raccolta e analisi dei dati della campagna elettorale, per la creazione di campagne di marketing mirate ad aumentare la percezione positiva di Trump.

Non si sa in quale misura effettivamente Cambridge Analytica abbia lavorato e in quale forma sulla campagna elettorale di Trump, ma è sicuro che lo abbia fatto.

Basti pensare che ai tempi Steve Bannon, stratega a capo della campagna elettorale di Trump, era anche vicepresidente proprio di Cambridge Analytica.

E per quanto riguarda la Brexit invece?

Anche in questo caso sembra che ci sia stato un coinvolgimento di Cambridge Analytica, che ha raccolto dati sugli elettori del Regno Unito, utilizzati poi per condizionarli e fare propaganda a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Questa accusa è stata fatta sempre da un articolo del Guardian, le indagini sono ancora in corso e Cambridge Analytica si è sempre ovviamente dichiarata innocente, tuttavia sembra evidente un coinvolgimento anche in questa occasione.

Cambridge Analytica avrebbe quindi contribuito ai risultati di due degli eventi politici più importanti di questo secolo.

Come sono stati usati i dati

Si pensa che i dati di Cambridge Analytica, compresi quindi tutti quelli illecitamente presi da Facebook, siano stati utilizzati per modificare l’opinione delle persone riguardo a Donald Trump e alla Brexit.

Infatti tutti questi dati hanno permesso di far leva sulle emozioni dei singoli individui, in modo da mostrargli dei contenuti estremamente personalizzati e creati ad-hoc per veicolare l’idea di quella persona specifica verso quella desiderata.

Conseguenze sul mondo

Questo scandalo ovviamente ha sconvolto il mondo intero e in particolare quello del web. Facebook ha subito un fortissimo crollo in borsa dovuto ad un danno di immagine enorme con cui deve ancora fare i conti.

Mark Zuckerberg ha dovuto difendere il suo intero business, messo in discussione da questa vicenda, davanti al congresso degli Stati Uniti e al Parlamento Europeo.

Ha dovuto in parte rivedere alcuni processi e meccanismi riguardanti alla privacy, anche se continua a fare il bello e il cattivo tempo in un mercato in cui detiene praticamente il monopolio a livello globale.

Cambridge Analytica dopo poco ha dichiarato bancarotta, il CEO si è trasferito in un’altra società che sta pian piano prendendo forma sullo scheletro proprio di Cambridge Analytica, piano piano iniziando a fare le stesse cose con le stesse metodologie dell’azienda ormai fallita.

Il possesso dei dati

La questione secondo me più importante che tutto questo scandalo di Facebook e Cambridge Analytca ha sollevato è questa.

Di chi sono realmente i dati personali? A chi appartengono?

Piattaforme come Facebook e Google raccolgono i nostri dati in ogni istante perchè noi glielo permettiamo accettando informative che nemmeno leggiamo al momento dell’iscrizione a queste piattaforme.

Ma a chi appartengono quei dati? Possono essere venduti a chiunque senza la nostra autorizzazione?

Possono essere conservati anche senza la nostra volontà? E se richiedessimo esplicitamente che questi vengano cancellati?

Credo che tutta questa vicenda abbia fatto emergere quanto siano importanti i dati nell’economia moderna.

Tutte le più grandi aziende del mondo oggi sono tali grazie ad un intelligente raccolta, analisi e sfruttamento dei dati di miliardi di persone.

Tuttavia non esiste ancora un vero e proprio mercato regolamentato dei dati. Non esistono ancora delle regole chiare che tutelino le persone in questo mondo digitale composto da colossi che ne detengono il monopolio e di conseguenza si autoregolano da soli.

Conclusioni

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e ti sia stato utile per capire cos’è stato lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica.

Se vuoi approfondire ulteriormente ti consiglio di guardare il bellissimo documentario di Netflix “The Great Hack”, che racconta nel dettaglio e fedelmente la storia dei fatti dello scandalo di Facebook e Cambridge Analytica.

Si tratta di un argomento estremamente ampio e complicato che a molti è ancora poco chiaro.

Proprio per questo ho pensato di realizzare questo articolo, per rendere un argomento così importante per tutti noi, accessibile a tutti in modo semplice e comprensibile.

Spero di esserci riuscito.

Ricordati che se vuoi comprendere e sfruttare il digital marketing puoi seguire Digital flow su Instagram, dove pubblichiamo contenuti utili per chi vuole conoscere meglio questo mondo.

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In questo articolo ti ho spiegato cos’è stato lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica.

Per questo contenuto è tutto. A presto e ricorda…

Comprendi e sfrutta il digital marketing..

oppure rimani succube del suo potere e accettane le conseguenze.

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