Il Gioco Infinito di Simon Sinek: una strategia di business

Se dico “business” cosa ti viene in mente? Probabilmente “denaro”, “potere” e una sfilza di concetti dall’accezione non certo positiva. Perché denaro e potere, il più delle volte, si guadagnano a scapito di qualcuno. Questo perché la maggior parte delle aziende ha abbracciato il modello di business introdotto da Milton Friedman nel 1970, che identificava, come scopo della produzione, non più la soddisfazione del consumatore, ma il guadagno immediato a favore degli azionisti. L’insieme dei comportamenti negativi, messi in atto per raggiungere tale scopo, ha avuto conseguenze tangibili e deleterie sul mercato del lavoro, sull’ambiente e sulla società. Da ciò deriva, dunque, l’accezione negativa che, più o meno inconsciamente, diamo al termine “business”.

Ma cos’è e cosa c’entra con questo il Gioco Infinito di Simon Sinek?

Cominciamo a spiegare cosa Sinek intende per “gioco” e quali sono le differenze tra un gioco “finito” e uno “infinito”.

Gioco finito e Gioco infinito

Con il termine “gioco” si identifica una qualunque situazione messa in atto da due o più persone/giocatori. Questo è quanto teorizzato dal professor James P Carse nel suo libro “Finite and Infinite Games: A Vision of Life as Play and Possibility”, in cui le esperienze vissute, sono divise in due categorie di gioco.

A definire se una situazione rientri nella categoria del gioco finito, o in quella del gioco infinito, sono 3 elementi:

  1. l’obiettivo;
  2. le regole;
  3. i giocatori.

Gioco finito

In un gioco finito tutti e tre gli elementi sono chiari e conosciuti da tutti i  soggetti che prendono parte al gioco. Un classico esempio di gioco finito è una partita di tennis o di calcio.

La situazione posta in essere in un gioco finito è riconducibile al binomio vittoria/sconfitta: la vittoria di un partecipante/team determinerà la sconfitta dell’altro e la fine del gioco.

Gioco infinito

In un gioco infinito, invece,  non esistono obiettivi e regole prestabiliti e i giocatori coinvolti possono non essere noti a tutti o variare col progredire del gioco. La natura di questo gioco è caratterizzata da adattabilità e resilienza, che lo rendono perpetuo, non esauribile, quindi, con il raggiungimento della suddetta vittoria/sconfitta.

Un esempio di gioco infinito può essere una relazione sentimentale.

Il Gioco Infinito di Simon Sinek: una strategia di business

Nel suo libro intitolato “Il gioco infinito”, Sinek trasforma la teoria di Carse in una strategia di business, totalmente controcorrente rispetto a quella di Friedman, e suggerisce ai proprietari d’azienda, di costruire il proprio business sul paradigma del gioco infinito.

Tale paradigma ha 5 fondamenti:

1.  La giusta causa

Riprendendo il pensiero di Ford, Sinek sostiene che l’obiettivo di un’azienda, la sua vision, non possa ridursi al solo guadagno, ma debba mirare al miglioramento di un qualunque aspetto della vita. La crescita della propria azienda non può, quindi, essere considerata una giusta causa, ma una condizione per il suo raggiungimento.

Una giusta causa, per essere definita tale, dev’essere:

  • utile;
  • inclusiva;
  • resiliente (saper resistere ai cambiamenti e alle difficoltà. In un gioco infinito anche quella che sembra una sconfitta è solo una fase da affrontare, che può portare a raggiungere risultati ancora più importanti);
  • idealista (deve mettere al 1°posto le persone e non il business).

2. Creare un team basato sulla fiducia

Le aziende che si basano sul modello del gioco finito mirano al tornaconto immediato dei propri leader, creando un divario tra proprietari e dipendenti e innescando meccanismi competitivi che rischiano di spaccare il team, e che creano un clima poco armonico al suo interno.

Al contrario, le aziende che decidono di abbracciare il modello del gioco infinito punteranno a creare un ambiente di lavoro meritocratico e armonioso, formando un team fedele e coeso, in grado di resistere e appoggiare l’azienda anche nei periodi più difficili. Per raggiungere questo obiettivo, i leader dovranno sempre anteporre il benessere delle persone a quello del business, a partire dai componenti della propria squadra di lavoro. Sarà inoltre fondamentale che leader e dirigenti assumano sempre comportamenti etici, dimostrandosi affidabili e degni di fiducia.

3. Confrontarsi coi propri rivali

Anche i competitor assumono una nuova valenza: non più avversari da battere ad ogni costo, ma soggetti degni, con cui confrontarsi e di cui riconoscere i meriti.

4. Essere flessibili

In quest’ottica il leader dovrà essere disposto anche a vendere la propria azienda di successo, nel momento in cui questa si discosti dalla giusta causa che ne ha motivato la nascita. Mantenere viva la spinta idealista e saper affrontare i cambiamenti sono requisiti fondamentali per confermare la propria presenza sul mercato e perseguire la giusta causa che si è scelta.

5. Essere coraggiosi

Per riconoscere una giusta causa, creare una squadra unita, confrontarsi onestamente con i propri rivali ed essere flessibili, è necessario molto coraggio. I leader del gioco infinito, secondo Sinek, possono trovare questo coraggio in due modi, quasi antitetici:

  1. A seguito di un evento straordinario che li porti come ad una sorta di illuminazione. Non è importante che si tratti di qualcosa di positivo o di negativo, né che riguardi la sfera privata piuttosto che quella professionale.
  2. Tramite la scelta cosciente e decisa di una giusta causa.

Quale che sia la spinta iniziale ad abbracciare la strategia del gioco infinito, una condizione resta fondamentale: la coesione e la partecipazione di tutta l’azienda, che si riconosca nella causa prescelta e che accompagni e sostenga il leader nel suo perseguimento. Citando Ford, potremmo infatti dire che “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme e un progresso, lavorare insieme e un successo”.

 

Il Gioco infinito come strategia di comunicazione

Il modello del gioco infinito può, inoltre, essere applicato alle strategie di comunicazione realizzate da un’azienda, che, inevitabilmente, ne determineranno il posizionamento sul mercato.

Le aziende che utilizzano il modello di comunicazione del gioco finito, indicheranno in maniera chiara ed inequivocabile il proprio business all’interno della comunicazione.

Ecco alcuni esempi:

  • Geox – La scarpa che respira;
  • Lufthansa – There’s not better way to fly;
  • Renault invece – Costruttori di automobili.

Questo tipo di comunicazione ha l’obiettivo di identificare l’azienda come leader del settore. Questa visione viene considerata limitata e limitante da Sinek, che descrive queste aziende come concentrate sui proventi delle vendite e quindi sulla “vittoria” a breve termine.

L’autore auspica, invece, un tipo di comunicazione che esalti, non la supremazia rispetto ai competitors, ma i benefici che i beni/servizi prodotti dall’azienda, forniranno al consumatore. Questo tipo di comunicazione, meno vincolante al mercato di riferimento, lascia un più ampio margine di trasformazione e maggior possibilità di adattarsi ai cambiamenti futuri. Questo aumenterà le chances del brand di avere una vita più longeva.

Ecco alcuni esempi di payoff che rispecchiano le caratteristiche della strategia del gioco infinito:

  • Ikea – Siamo fatti per cambiare;
  • Apple – Think different;
  • Barilla – Dove c’è Barilla c’è casa.

La strategia del gioco infinito, secondi Sinek, è, quindi, lo strumento giusto per differenziarsi dalla massa e rendere il brand riconoscibile, grazie ai valori trasmessi attraverso la comunicazione e le politiche aziendali. Tale strategia innescherebbe un circolo virtuoso simile a quello teorizzato da Adam Smith, secondo cui i valori umani possano essere armonizzati con i bisogni delle imprese.

 

Conclusione

Riuscirà il gioco infinito a curare tutti i mali del nostro sistema economico?

Le aziende saranno tutte guidate da leader illuminati?

Purtroppo non abbiamo risposte certe a queste domande, ma sembra che sempre più aziende si stiano avvicinando a strategie customer oriented  (vedi anche la strategia di business “Rendi la mamma orgogliosa”), riconoscendo l’importanza dei “vecchi valori” e della responsabilità sociale d’impresa.

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