Clubhouse, il nuovo social network fra esclusività e F.O.M.O.

Clubhouse, più esclusivo di così…

È nato un nuovo social network e no, probabilmente non ti ci puoi iscrivere.

Sembra un paradosso, lo so bene, ma è una delle principali leve che Clubhouse ha scelto di utilizzare per farsi conoscere al mondo. Esclusività.

Ovviamente, più che una semplice leva di marketing potrebbe anche trattarsi di una forma di controllo del numero di utenti, così che i server non implodano su se stessi dall’oggi al domani. Quel che è certo è che sempre più gente parla di Clubhouse, sempre più gente parla su Clubhouse e non è detto che tu possa unirti a loro.

Da qui si innesca un meccanismo particolare che è un po’ come quando impedisci ad un bebè di avere un giocattolo; se pur fino a quel momento non lo stava considerando affatto, ora sarà il principale oggetto di suo interesse.

Cos’è Clubhouse

Se Facebook, il papà di tutti i social network, nasce incentrato sui post e sul testo, Instagram sulle immagini, Snapchat sui contenuti a tempo e TikTok su balletti e musica, Clubhouse è un vero outsider: al centro c’è la voce.

Mutuando un po’ i meccanismi di Twitch e la logica dei podcast, Clubhouse consente di creare stanze tematiche in cui, rigorosamente in live streaming, c’è chi parla e c’è chi ascolta e, volendo, chi ascolta può virtualmente “alzare la mano” e diventare colui che ha la parola. Fine. Non c’è altro.

La forza sta proprio lì, nel fatto che sia ancora così incredibilmente semplice da essere plasmabile per qualunque cosa e i marketers di tutto il mondo lo hanno capito e vi ci sono fiondati dentro.

F.O.M.O.

Succede una cosa quando si sta sui social: hai sempre sotto gli occhi l’immenso successo di chi ha creduto in quella piattaforma quando era ancora semi-sconosciuta e deserta.

Quindi cosa succede quando viene partorito un social network nuovo di zecca?
Succede che per una volta hai la sensazione di poter essere tu quel qualcuno che ci ha creduto prima di tutti gli altri, quel qualcuno che raggiungerà così il successo.

Succede che stavolta non vuoi rimanere fuori, vuoi essere il primo degli early adopters, anzi di più: il primo fra i primi. Non puoi perdere questo trend, bisogna saltare sul treno in corsa prima che acceleri troppo!

Si chiama Fear Of Missing Out (F.O.M.O.) ed è la paura di essere tagliati fuori da qualcosa e questa nuovo social network sa bene come sfruttarla.

Se la F.O.M.O. è una fiamma, l’esclusività è benzina e Clubhouse ne ha una tanica piena:

  1. Puoi scaricare la app, ma solo se hai un dispositivo Apple (e che sia uno di ultima generazione!) e anche a download effettuato non riuscirai comunque ad accedervi: ti occorre un invito.
  2. Puoi andare in giro ad elemosinare un invito fra la tua cerchia di amici, ma molto probabilmente anche loro non saranno ancora riusciti ad accedervi.
  3. Puoi poi trovare qualcuno, amico di amici, che su Clubhouse ci è riuscito ad entrare; allora lo contatti, e dopo averti raccontato di quanto questo sia il social del futuro eccetera eccetera, ti dice che purtroppo lui ha già usato tutti gli inviti a sua disposizione. Niente da fare, insomma.
  4. Puoi andare su eBay allora e spendere qualche decina d’euro per avere finalmente il tanto agognato invito: qualche minuto e ricevi il fatidico SMS, inserisci un nickname e sei finalmente dentro.
  5. L’infinita epopea che hai dovuto affrontare per essere dove sei ora, dentro, aumenta esponenzialmente il valore percepito del tuo account Clubhouse nonché del social network stesso: tu sei dentro, tu ce l’hai fatta, i tuoi amici no e ora li vedi contendersi sul gruppo WhatsApp uno dei tuoi inviti… il tutto mentre tu racconti come questo sia il social del futuro eccetera eccetera.

Ma Clubhouse è davvero il social del futuro?

Bias cognitivi

Forse sì, forse no. È troppo presto per dare un verdetto definitivo.

Quel che è certo è che quando si spende tanto per ottenere qualcosa, la psicologia ci insegna che si tende ad avere un giudizio di parte, tendenzialmente iper-positivo, di quel qualcosa: un cosiddetto bias cognitivo.

Se hai speso giorni per entrare su Clubhouse, difficilmente lo definirai “una schifezza” dopo averci navigato per qualche minuto.

Il perché è semplice: ci hai investito tempo ed energie, ammettere che non ne valeva la pena è un mea culpa che l’utente medio difficilmente è disposto a fare con se stesso.

Meglio l’auto-conferma, l’auto- compiacimento: se pensavo già da prima che questo è il social del futuro, quando finalmente ci sono dentro darò quella prospettiva a tutti i giudizi che mi farò in merito alla piattaforma.

Questo non significa certo che siano falsi o di parte tutti i feedback e i parerei che leggiamo oggi online da chi su Clubhouse c’è già, ma sicuramente ci sono ancora troppi bias cognitivi in gioco per farsi un’idea chiara sul potenziale reale di questo social.

Alcune cose, però, sono chiare già da ora.

Un social sincrono

Qualunque Social Media Manager potrebbe parlare ore dell’importanza di un piano editoriale, della creazione anticipata di contenuti, di “contenuti di scorta”, di feed da curare come fosse la nostra vetrina, e chi più ne ha più ne metta.

Tutte cose corrette, ma valide finché il social network è di tipo asincrono: io posto qualcosa alle 12:00, qualcuno lo legge alle 12:45 in pausa pranzo e alle 12:52 lascia un commento, io leggo quel commento alle 16:00 dopo il lavoro e tornato a casa alle 17:22 scrivo una risposta. Asincronicità, appunto.

Clubhouse è un social sincrono, invece. La quintessenza dell’effimero.

Se sei lì mentre succede allora non te lo perdi, in caso contrario non c’è (per ora) possibilità di recuperare nulla: non c’è un feed con i contenuti già pubblicati, niente che sia più vecchio di un istante fa.

Esiste solo il qui e l’ora.

Per molti questo potrebbe essere sinonimo di maggiore autenticità nelle interazioni e probabilmente è vero, ma è altrettanto vero che la Fear Of Missing Out che abbiamo visto prima è sempre in agguato: e se mi disconnettessi e perdessi proprio quella cosa importante?

Ogni piattaforma punta al nostro tempo, è noto a tutti. Più tempo spendiamo con la app aperta e meglio è per l’azienda che c’è dietro, ma come si sposa tutto questo con la vita vera?

Stili di vita

Non credo sia un caso che Clubhouse abbia trovato tutta questa popolarità in piena pandemia. La gente ha bisogno di sentire vicinanza umana, di comunicare, ma ha anche molto più tempo libero, o meglio, vuoto; svuotato di ogni attività extra che limitata dalle restrizioni anti-contagio.

In questo scenario, un social sincrono e “umano” come Clubhouse trova il suo terreno più fertile, ma quando i lockdown saranno solo un ricordo e il tempo riprenderà a riempirsi cosa succederà?

Tutto dipende dai diversi stili di vita.

C’è chi ha un lavoro flessibile e può permettersi di essere nel “qui ed ora” di Clubhouse quando serve, mentre c’è chi ha uno sport o un lavoro d’ ufficio, un figlio appena nato che strilla oppure la scuola, i compiti o magari un esame universitario in arrivo… che farà?

Ecco, allora cos’è Clubhouse veramente.

È un social esclusivo, ma esclusivo per davvero e non per la storia dell’accesso su invito.

È esclusivo perché solo chi ha e si può permettere un determinato stile di vita – flessibile, libero, smart – potrà vivere appieno, a 360 gradi, l’ esperienza Clubhouse.

Tutti gli altri si accontenteranno dei ritagli di tempo.

Conclusioni

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e ti sia stato utile per conoscere il nuovo social network Clubhouse, fra esclusività e F.O.M.O.

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In questo articolo ti ho parlato di Clubhouse, a presto e ricorda…
Comprendi e sfrutta il digital marketing.

Oppure rimani succube del suo potere e accettane le conseguenze.

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