Come realizzare una strategia di content marketing

Quante volte avete sentito ripetere la frase: “Content is King” di Bill Gates?

Se mi avessero dato 10 cent per ogni volta che l’ho sentita,10.000€ li avrei tirati su!

Era il 1996 quando Bill l’ha pronunciata, 24 anni fa.

In questi venti anni è stato un susseguirsi di innovazioni a livello di strumenti e metodologie che hanno impattato in modo dirompente il mondo del marketing.

24 anni fa… quando ancora la nostra attenzione non era quella di un pesce rosso, cioè 8 preziosissimi secondi. Ed il content marketing dominava già la scena.

Patrick Quinn, CEO di PQ Media, ha dichiarato di recente: «Il Content Marketing durante questa Grande Recessione è stato una componente vitale di diverse campagne promozionali online.

Il target, però, è cambiato: oggi le aziende puntano a ingaggiare consumatori più giovani, pescando soprattutto tra i Millennials e gli iGens.

I brand che utilizzano il digital content marketing stanno aumentando i loro guadagni a seconda del tempo che le nuove generazioni spendono online e sui social media, guardando video in streaming dei loro influencer preferiti».

Cosa vuol dire?

Che ora come allora un contenuto originale, ben strutturato e graficamente seducente, è in grado di aumentare la brand awareness di un’azienda, generare nuovi lead contatti e fidelizzare gli utenti, ovvero crea delle relazioni durature.  

Cos’è il content marketing

Non mi soffermerò troppo su questo concetto in quanto è possibile andare a rileggere l’articolo dedicato sul blog “Cos’è il Content Marketing e perché è importante”.

Per chi non l’avesse letto, “il content marketing è un approccio di marketing strategico che si basa sulla creazione e distribuzione di contenuti di valore, al fine di attirare un pubblico di riferimento sul proprio sito web o social network, creare una relazione e, infine, aumentare le vendite”.

È dunque un ramo dell’Inbound Marketing che ha come fine ultimo ingaggiare gli utenti, utilizzando dei contenuti per informarlo, stupirlo e risolvere problemi e bisogni con il fine di vendere prodotti o servizi.

Contenuti che raccontano il prodotto, il servizio, l’azienda, in modo dinamico magari non per forza in modo perfetto ma sempre coinvolgente. 

La regola delle “5 W” nel Content Marketing

Conoscete la regola giornalistica delle 5 W? Secondo il giornalismo anglosassone, un discorso ben articolato deve rispondere a cinque domande: Who, Why, What, Where, When.

La regola delle 5W ha radici antiche perché è quasi innato il bisogno umano di riuscire a comprendere correttamente un’informazione. Già San Tommaso D’Aquino, per fornire un’informazione ampia e una maggior comprensione della sua opera, la Summa Theologiae, scritta alla fine del XII secolo, utilizzò uno schema di scrittura che portava ad otto gli elementi ovvero quis, quid, quando, ubi, cur, quantum, quomodo e quibus auxiliis. 

Quando pianifichiamo un progetto di Marketing dei Contenuti al fine di ottimizzare il Return on Investment (ROI), è necessario aver ben chiara la regola delle 5 W:

1.Who: quali aziende possono impegnarsi in progetti di contenuto?

Qualunque azienda è in grado di creare contenuti originali e creativi. Uno dei punti di forza del Content Marketing è proprio la sua “democraticità”.

2.Why: perché il Content Marketing fa bene al business d’impresa?

Il Content Marketing implica una profonda conoscenza dei prodotti, servizi e dell’azienda in modo che questi possano essere raccontati in modo esaustivo e coinvolgente, ma soprattutto in modo da garantire al brand un corretto posizionamento nei motori di ricerca e allo stesso tempo strutturati in modo da comunicare il vantaggio competitivo che differenzia quel brand rispetto ad un altro. Quindi requisito fondamentale è la profonda conoscenza dei prodotti/servizi di cui si parla.

3.What: quali sono le tipologie di contenuto digitale più interessanti?

Qual è il formato più performante? Attualmente spopolano Podcast, video sia brevi che lunghi (vedi estensione dei video di Tik Tok sino a 3 minuti), ma anche il sito aziendale è un ottimo touchpoint che gli utenti visitano, o le infografiche che attraggono per la loro immediatezza un grande pubblico. 

4.Where: dove distribuire i digital contents?

Questo dipende dal target. I canali online continuano a moltiplicarsi: Sito Aziendale, Social in cui di recente ha fatto il suo debutto Twitch.

Nel caso in cui si scelga di utilizzare più canali è sempre importante ricordare che ognuno ha il suo Tone Of Voice; di conseguenza il pubblico che si trova sui canali è differente e si aspetta di trovare una comunicazione coerente con il mezzo di fruizione utilizzato. 

5.When: quali sono le migliori strategie di timing in fatto di Digital Content Marketing?

Quando pianifichiamo la divulgazione dei nostri contenuti, il tempo è un’altra di quelle variabili che fa la differenza. È necessario valutarlo in base al “where” e soprattutto al “what”, pubblicare un articolo sul blog aziendale in vista di un lancio può essere anticipato sui social da una strategia di Teasing che crei hype nel pubblico. 

Trend emergenti

Rispetto a qualunque strategia, l’intramontabile Content Marketing si è sempre contraddistinto per la sua accessibilità: per strutturare e pianificare un contenuto di valore non è fondamentale un budget elevato, ma è necessario usare la creatività. 

Oggi gli strumenti in nostro possesso ci permettono di esprimerla su canali differenti andando a selezionare quelli in cui è presente la nostra audience, ma soprattutto quelli in cui il nostro contenuto può essere più performante. 

Secondo alcuni dati rilasciati da DoubleVerify (azienda specializzata nel controllo e verifica delle realtà online), rispetto ai primi mesi del 2020 gli utenti hanno raddoppiato il tempo trascorso a guardare i contenuti digitali.

Tra questi, il 44% è spinto a guardare le pubblicità se può ottenere un guadagno in termini di contenuti gratuiti fruibili immediatamente sul proprio smartphone.

I contenuti video più visti fanno parte di piattaforme come YouTube e TikTok, ad oggi il social network più visto e utilizzato, soprattutto dalla GenZ (iGen, Post-Millennial[s], Centennial[s], Zoomer[s], Plural[s]) termine con cui s’identifica la generazione dal 1997 fino all’anno 2010.

Ma abbiamo visto un costante incremento anche nell’utilizzo di live su piattaforme come Twitch, su Instagram o utilizzando software come Streamyard su più piattaforme.

L’imperativo per il 2021 sarà “personalizzazione”. I contenuti dovranno essere sempre più personalizzati, questo rappresenta un valore aggiunto notevole agli occhi del proprio target.

Un esempio? Di recente Mulino Bianco e Pan di Stelle (proprietà Barilla), hanno dato la possibilità ai fans più sfegatati di regalare o regalarsi biscotti o torte in confezioni personalizzate.

Questa è la differenziazione di prodotto, vediamo quella di contenuti: hanno creato un sito ad hoc per l’iniziativa e l’hanno comunicata online su tutti i canali social del mulino bianco ed offline in tv, in tutti i contenuti hanno dato enfasi alla possibilità di personalizzarsi il prodotto.

Di qualunque mercato parliamo, qualunque sia il target, la situazione attuale ha smosso le coscienze mondiali al punto da reclamare a gran voce da tutti i brand la presa di posizione su tematiche etiche e morali che da sempre affliggono l’opinione pubblica: l’uguaglianza, la libertà sessuale e l’ecologia.

Anche i contenuti devono essere creati in quest’ottica, di umanizzazione e presa di posizione. Nel 2021 si acuirà ancora di più questa necessità e sarà fondamentale essere in grado di adeguare il tono di voce e i contenuti a questo trend.

Per quanto riguarda la tipologia di contenuti, si confermano i video, ma a grande sorpresa non per forza brevi, Tik Tok ha ampliato la durata dei video a 3 minuti, Ig ha ampliato la durata delle Live da 1 a 4 ore, e tutto fa presupporre un cambiamento nel comportamento del consumatore dovuto alle nuovi abitudini create quest’anno: gli utenti trascorrono più tempo sulle piattaforme e sono disposti a guardare contenuti di durata più lunga se di loro interesse. 

Il boom dei Podcast, facilmente fruibili mentre vai a lavoro o mentre sei in viaggio, ne sta amplificando la diffusione. E non dimentichiamo gli assistenti vocali, è necessario cominciare a pensare a quali contenuti potremo divulgare tramite essi.

La Juniper Research, stima che ci saranno 8 miliardi di assistenti vocali digitali in uso entro il 2023, rispetto ai 2,5 miliardi del 2018.

Il content marketing made in Red Bull

La Red Bull nasce in Thailandia dove i lavoratori erano soliti consumare una simile bevanda energizzante per non sentire la stanchezza durante i lunghi e pesanti turni di lavoro.

L’intuizione venne a Chaleo Yoovidhya, un farmacista che si trasferì a Bangkok negli anni ’50 per aprire una società farmaceutica. Lì inizio a produrre e commercializzare la Krating Daeng (“Bufalo rosso d’acqua”), un drink energizzante con lo stesso principio attivo delle bevande che i giapponesi avevano importato in Thailandia. 

Ormai di uso comune in Thailandia, Krating Daeng è arrivata in occidente grazie a Dietrich Mateschitz, un imprenditore austriaco di dentifrici che nel 1984, dopo l’ennesimo suo viaggio in Oriente per motivi di lavoro, accusando gli effetti del jet lag, assaggiò l’energy drink.

Mateschitz conobbe Yoovidhya e insieme “occidentalizzarono” la società dandole un nome inglese, la Red Bull Gmbh, per favorire il commercio nel mercato obiettivo: l’occidente.

Nel 1998 la Red Bull possedeva già l’80% del mercato delle bevande energetiche in oltre 100 Paesi. Nel 2019 valeva più di 10 miliardi di dollari, con 12.000 dipendenti e un fatturato di 6 miliardi;   Mateschitz era il 37° uomo più ricco al mondo.

Il brand, il logo e lo slogan “Red Bull ti mette le ali”, calzavano sin da subito perfettamente con vision, value e mission dell’azienda .

Inoltre già dalla sua nascita, il creatore Yoovidhya aveva sponsorizzato la bevanda in eventi sportivi di Thai Box dando così il via a quello che ancora oggi è il canale di sponsorizzazione prediletto dall’azienda.

Red Bull è sponsor di numerosi eventi sportivi e competizioni sia di professionisti sia amatoriali in tutto il mondo legandosi così in maniera stretta allo svago, al divertimento e all’intrattenimento.

Ma il brand non si è limitato a questo, ha acquistato e gestito diversi canali televisivi facendosi così promotore anche dell’intrattenimento mediatico; producendo quindi contenuti dedicati non solo allo sport questo ha portato ad una diffusione della conoscenza del brand ma anche ad un buon posizionamento della sua reputazione. 

Sui social l’azienda è presente in modo massiccio sia su Facebook che su Instagram; su Facebook con un seguito di 48 milioni di fan, su Instagram di 13 milioni di followers, 8 milioni su YouTube con il video più visto che conta 93 milioni di visualizzazioni. Lato App l’azienda si presenta con Red Bull TV, Red Bull Wallpapers e molte altre. 

Di recente, si è lanciata nella sponsorizzazione dei video game online, promuovendo tornei di e-games ed e-sports.

Riassumendo: la loro è una strategia da Marketing Omnichannel, ovvero sono presenti in canali differenti sia online che offline con gli eventi; questo consente di colpire il loro target obiettivo in tutte le possibili occasioni di utilizzo del prodotto.

Ma il focus centrale sono i contenuti. La Red Bull ha acquisito brand awareness e consolidato la sua fan base grazie ai contenuti che ha diversificato in base ai canali: pubblicità, sponsorizzazioni, eventi, contest e social.

È una delle aziende che investe di più nel content marketing. Vediamo insieme 4 punti che rendono unica la sua strategia:

  1. Diversità, la creazione di contenuti diversificati in base ai canali di distribuzione, ma soprattutto ai competitor, è uno dei valori aggiunti del brand.
  2.  Valore, nei contenuti che creano comunicano i valori dell’azienda.
  3. Cross Media, l’azienda è presente in ogni canale in cui è presente il suo target.
  4. Contenuto, ogni contenuto creato ha un valore unico e molti di questi sui social spesso diventano virali proprio per la loro unicità.

Conclusioni

Nei miei articoli, vi ho spesso parlato di alcune tipologie di marketing e a volte posso aver ripetuto quanto queste siano importanti.

Ogni strategia può implicare l’utilizzo di una o più tipologie di marketing perché alcune non si autoescludono, anzi, se applicate in modo sinergico e coordinato portano al successo del business, ad es. il marketing dei contenuti si sposa perfettamente con il phygital marketing!

È necessario però non dimenticare mai durante la creazione di una strategia di content marketing chi sia il target, qual è il contesto e il canale che predilige, in modo da modulare il messaggio in modo coerente e compatibile ai vostri obiettivi ed i vostri valori (sì, esattamente come in qualunque strategia di marketing), in questo modo sarete in grado di strutturare dei contenuti e trovare la giusta ricetta per conquistare “il palato” della vostra audience!

Ricordati che se vuoi comprendere e sfruttare il digital marketing puoi seguire Digital flow su Instagram, dove pubblico contenuti utili per chi vuole conoscere meglio questo mondo.

Ti consiglio inoltre di iscriverti alla newsletter, in questo modo riceverai un avviso ogni volta che uscirà un nuovo articolo sul blog e riceverai dei contenuti esclusivi, ovviamente a tema digital marketing.

In questo articolo abbiamo parlato del Content Marketing, alla prossima e ricorda…

Comprendi e sfrutta il digital marketing.

Oppure rimani succube del suo potere e accettane le conseguenze.

Leave a Reply

Guida in 7 punti sulla lead generation

Scarica gratuitamente la guida sui 7 punti fondamentali della lead generation.

Guida Instagram "Profilo efficace"

É finalmente disponibile la nostra guida: