I buoni propositi di un social media manager

Il social media manager è una delle figure professionali più diffuse del mondo del digital marketing.

Certamente non è l’unica come molti pensano, ma sicuramente la più diffusa (se vuoi avere una panoramica delle principali professioni del mondo del digital marketing, dai un’occhiata a questo articolo).

Tuttavia, i social media manager hanno il vizio di commettere sempre gli stessi errori e di avere sempre gli stessi pregiudizi (un po’ come accade spesso in molte altre professioni).

Proprio per questo ho pensato di chiedermi:

quali sono i buoni propositi di un social media manager?

Cosa dovrebbe riproporsi di fare per migliorare la propria attività?

Il risultato è stato questo articolo, un contenuto pensato per essere utile non soltanto a chi è (o vuole diventare) un social media manager, ma a chiunque voglia operare nel mondo digitale e avrà, in un modo o nell’altro, a che fare con i social network.

Bene, iniziamo.

Non seguire la moda

Ne abbiamo avuto un limpido esempio proprio recentemente con l’esplosione di Clubhouse.

Arriva Clubhouse in Italia, non si sente parlare di altro e tutti i social media manager decidono di lanciare i brand seguiti come clienti anche su questa piattaforma.

Spesso, la conseguenza non è altro che un spreco di tempo e risorse umane ed economiche, nonché un adattamento forzato di un brand a un canale che, ovviamente, non è per tutti!

Non tutti i brand, infatti, sono adatti per essere comunicati su un social estremamente particolare come può essere Clubhouse.

Un buon social media manager non dovrebbe cedere alle mode, spesso passeggere, ma dovrebbe avere la lucidità di valutare una novità e soltanto dopo decidere se questa può essere un’opportunità da sfruttare sui propri clienti.

Realizzare un piano editoriale più lungo di una settimana!

Realizzare un piano editoriale è una delle attività più odiate dai social media manager.

Ma è tanto odiato quanto importante.

Creare un piano editoriale efficace, infatti, è uno dei tasselli più importante di qualsiasi attività di social media marketing, perché permette di pianificare le attività e i contenuti, inquadrandoli in un contesto strategico più ampio e definito.

Ma non basta realizzare un piano editoriale per una sola settimana (il che per il social media manager medio è anche tanto!);

bisogna farlo per un periodo di tempo maggiore, per avere i benefici maggiori da questo tipo di attività, donare coerenza ed efficacia alla comunicazione e portare i maggiori risultati possibili al proprio cliente.

Ci tengo, però, a fare una precisazione.

Un piano editoriale non è scolpito nella pietra e, di conseguenza, realizzare un piano editoriale per un mese non significa poi non poterci più mettere mano;

al contrario, la dinamicità è una delle caratteristiche di un buon piano editoriale.

Se vuoi approfondire questa tematica ti consiglio di leggere il nostro articolo su come realizzare un piano editoriale social per un intero anno.

Analizzare l’andamento dei risultati

Un errore che spesso e volentieri fanno tutti i social media manager è quello di pensare una strategia, magari realizzare addirittura un piano editoriale strutturato e lanciare i primi contenuti…

il piccolo problema è che poi si dimenticano del piccolo particolare di definire i KPI (ovvero le metriche chiave che determineranno o meno il successo della propria attività) e, soprattutto, di analizzare i risultati di ciò che stanno facendo!

Se ci pensi è una follia!

Equivale al prendere una barca senza avere la più pallida idea di come controllare se la rotta che si sta percorrendo sia giusta e, soprattutto, senza avere la più pallida idea di dove si stia andando!

Lo so, è una follia ma è purtroppo un errore che tantissime persone che lavorano nel digital marketing, soprattutto i social media manager, fanno ogni giorno.

Non pensare soltanto ai like

Ah, questo sì che sarebbe un ottimo proposito, tanto per un social media manager quanto per ogni cliente!

Nonostante i social media manager siano addetti ai lavori e dovrebbero sapere bene quanto le vanity metrics siano ingannevoli, sono i primi a cadere nell’errore di giudicare l’andamento delle proprie pagine social attraverso i like o le interazioni ricevute.

Si dimenticano, quindi, che i risultati da monitorare non sono soltanto questi, ma potrebbero essere ben altri, come ad esempio i lead, i contatti ricevuti o le vendite effettuate.

Mettersi dal punto di vista dell’utente

Altro errore che si fa, in quanto umani, è pensare che tutto quello che piace a noi piaccia a tutti.

La verità è che non è così.

Il social media manager è una figura che si troverà a lavorare con tantissimi clienti diversi.

Ogni brand avrà un target differente e le proprie esigenze e molto spesso il gusto del target non combacerà con quello del social media manager.

Facendo un esempio banale, un social media manager di 25 anni può benissimo andare a gestire un cliente che ha come target principale i 50 enni.

Questo non vuol dire che può andare a veicolare soltanto i contenuti che più gli piacciono personalmente, perché per ovvi motivi non saranno gli stessi che piaceranno a un adulto di 50 anni.

Per quanto difficile, dunque, un social media manager (e, in generale, chiunque lavori nel marketing e nella comunicazione), dovrebbe sempre cercare di vedere la situazione in modo quanto più razionale possibile, cercando di mettersi dal punto di vista dell’utente e non farsi condizionare dalle proprie convinzioni o dai propri gusti personali.

Smetterla di imitare i successi altrui

Questo punto è strettamente legato alle mode di cui ti parlavo all’inizio.

L’errore che si fa molto spesso è quello di cadere in quello che a me piace definire effetto Taffo.

Taffo è un’impresa funebre italiana, diventata famosa per la propria comunicazione irriverente e sempre fuori dagli schemi.

Il problema è che Taffo è un esempio fuori dal coro, e la sua comunicazione non può essere imitata da qualsiasi brand, cosa che molti fanno.

L’errore che tanti social media manager dovrebbero riproporsi di non compiere è proprio quello di prendere delle cose che vanno bene e cercare di riprodurle sui propri clienti, in modo praticamente identico.

I contesti cambiano e non vuol dire che una cosa che funziona su un determinato brand o mercato, funzioni anche in un altro caso, anzi, potrebbe addirittura portare risultati opposti a quelli desiderati.

Non disprezzare più gli altri canali di comunicazione

I social network sono il miglior canale di comunicazione al mondo!

Ma sarà veramente così?

Ovviamente no.

I social network sono certamente un ottimo canale di comunicazione, ma dipende tutto dal contesto, dal progetto, dal target che si vuole raggiungere e da tantissimi altri fattori (a tal proposito di consiglio questo articolo su come scegliere il migliore tra i canali di marketing). 

Un social media manager non dovrebbe intestardirsi sul proprio canale di comunicazione preferito, chiudendo le porte ad altri canali che potrebbero essere utili alla comunicazione del brand e che potrebbero lavorare in sinergia con l’attività social, come ad esempio i canali tradizionali o i siti web e il paid advertising.

Insomma, in questo articolo ho cercato di darti in modo leggero e simpatico una panoramica di quelli che secondo me sono i buoni propositi che ogni social media manager dovrebbe porsi, per evitare di cadere nei soliti disastrosi errori di molti professionisti.

Conclusioni

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e ti sia stato utile per scoprire alcuni errori molto comuni tra i social media manager.

Ricordati che se vuoi comprendere e sfruttare il digital marketing puoi seguire Digital flow su Instagram, dove pubblichiamo contenuti utili per chi vuole conoscere meglio questo mondo.

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In questo articolo ti ho parlato dei buoni propositi dei social media manager, a presto e ricorda…

Comprendi e sfrutta il digital marketing.

Oppure rimani succube del suo potere e accettane le conseguenze.

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